CRISTIANESIMO E POLITICA

da PAPA FRANCESCO:  “Fare politica è un lavoro martirizzante, mai lasciarsi corrompere. Si può diventare santo nel fare politica”. Papa Francesco, ricevendo nell’Aula Paolo VI le Comunità di Vita Cristiana con la Lega Missionaria Studenti d’Italia, ha sferzato il mondo della politica. Ha ammonito sulla necessità di lavorare per una “società più giusta”.”. Il Papa offre “alcune linee per il cammino spirituale e comunitario”.  “Di fronte alla cultura della illegalità, della corruzione e dello scontro” il cristiano è chiamato a dedicarsi “al bene comune”, anche mediante quel servizio alle gente che si identifica nella politica. Essa, come affermava il beato Paolo VI, ‘è la forma più alta ed esigente della carità’. Se i cristiani si disimpegnassero dall’ impegno diretto nella politica, sarebbe tradire la missione dei fedeli laici, chiamati ad essere sale e luce nel mondo anche attraverso questa modalità di presenza”.

I FONDAMENTI DELLA SOCIETA’

Una società umana

“Se l’egoismo umano non viene superato, se le nostre azioni sono motivate solo da un esclusivo amore ed interesse per noi stessi senza tener conto delle esigenze degli altri o addirittura a loro danno, il mondo precipiterà in un baratro di disuguaglianze, soprusi, lotte, dal quale sarà difficile risalire; ma se riusciremo a identificare noi stessi in quella mistica generalizzazione cui ci si riferisce con il termine “Uomo” si potrà realizzare un futuro migliore e più giusto per l’intera umanità.

La comunità che io penso e che vorrei  veder  realizzata , come tutte le comunità  dalla più piccola  sino alla più grande che si identifica con la Nazione o Stato, deve fondarsi su due punti essenziali:

  1. sulla Ricerca del Bene di ogni singolo individuo nel rispetto del Bene di tutti (Bene inteso come felicità, benessere sia  spirituale che materiale quest’ultimo tramite ridistribuzione delle ricchezze e servizi sociali elevati).
  2. Tolleranza, che è la  qualità per cui si permettono e si accettano idee e atteggiamenti diversi dai propri  e si dimostra comprensione per gli errori e i difetti  altrui purchè nel rispetto del punto 1.

Spiego cosa intendo per  Bene: esso è inteso come felicità, benessere sia  spirituale che materiale tramite ridistribuzione delle ricchezze e servizi sociali elevati ed è la condizione della  persona che si sente compiutamente paga e serena, avendo raggiunto la piena soddisfazione di un desiderio, di un bisogno materiale o spirituale che sia.

I Tre cardini della società saranno:

  1. Giustizia sociale (solidarietà)
  2. Tolleranza
  3. Pace

Società Futura: solidarietà, pacificazione sociale, uguaglianza di principio, ordine.

In generale si propugna una riforma generale della società e dello stato riguardanti l’organizzazione politica e sociale, che abbia come fine la giustizia sociale e una ricchezza il più possibile condivisa.

L’obiettivo dell’uomo deve essere quello di raggiungere, in un futuro più o meno breve, la piena realizzazione e la libertà di ogni singolo individuo all’interno di una società libera ed egualitaria, ove vige la tolleranza in tutte le sue forme.

Se vogliamo un motto che riassuma  il progetto esso può essere: GIUSTIZIA E LIBERTA’.

Possiamo pensare che ciò sia un’Utopia, ma spetta a noi tutti l’arduo compito di trasformare un sogno in realtà:  “la creazione di un mondo dell’uomo per l’uomo”.

Posizioni su aspetti fondamentali della vita sociale: Diritto alla vita, Famiglia, Solidarietà.

 

IL DIRITTO ALLA VITA

Il diritto alla vita è il presupposto fondamentale su cui si innestano tutti gli altri diritti della persona umana.

Esso è alla base di ogni altro diritto (libertà personale,  libera circolazione,  associazione,  libertà religiosa, di manifestare liberamente il proprio pensiero, ecc.). Ma è veramente tutelato, oggi, il diritto alla vita? A quale vita? I principi fondamentali dei diritti umani, partono dal presupposto che nessuno può essere arbitrariamente privato della vita. Ciò significa però che gli Stati possono togliere la vita a qualcuno, ammesso che ne rispettino leggi e procedure.

Eccoci di fronte quindi a troppe situazioni in cui oggi si ha facoltà di privare le persone della vita, senza violare i diritti internazionali. In alcuni casi queste eccezioni si basano sul principio che la violenza usata come arma di difesa sia giustificata: imposizione della pena di morte; conseguenze di guerre legittime come le “guerre umanitarie”.

Ma quanti civili sono vittime innocenti oggi nelle decine di conflitti dimenticati… Quante sono le persone torturate… I rifugiati politici e gli esuli sono protetti solo se a rischio di minaccia a causa della propria razza, religione, nazionalità, orientamento politico o in quanto facenti parte di un certo gruppo sociale. Quante vite sono condannate a morte a causa di rientri forzati nei loro paesi, dove i loro diritti sono minacciati…

Quando si tratta di bambini, ma non solo, il diritto alla vita può spesso significare diritto alla sopravvivenza. Le convenzioni dei diritti umani proibiscono l’uso della pena di morte sui bambini e impongono il rispetto dei bisogni primari del bambino in termini di nutrizione, salute, cibo, protezione, ecc. per consentire al bambino di sopravvivere. Eppure l’orologio scandisce inesorabilmente ogni secondo, come rintocchi di una campana a morte, la condanna di bambini, donne, uomini! Fame, mancanza di acqua pulita, malattie, violenze, abusi, lavoro insicuro, maltrattamenti, ingiustizie di ogni genere, indifferenza… costanti ed inesorabili violazioni del diritto alla vita!

In assenza di un riconoscimento universale e totale del diritto reale e concreto alla vita, di tutti gli esseri viventi, noi non possiamo parlare di civiltà!

Perché quasi due milioni di bambini muoiono ogni anno per le malattie causate da mancanza di acqua pulita? Perché si continua a morire di fame, di sete, di malattie curabili, di guerra, di freddo, di violenza, di droga, di alcool… di fumo… di velocità… di stress… Ci sentiamo veramente soddisfatti di questo nostro modo di vivere? Siamo veramente convinti che sia questa la civiltà che vogliamo costruire per il nostro benessere comune, per il futuro dei nostri figli? Proviamo a fermarci, tutti, per qualche attimo. Proviamo a riflettere con calma, prima di sentenziare contro tutto e contro tutti. Proviamo ad ascoltare. Proviamo a cogliere la necessità che tutti abbiamo dell’altro per poter costruire, per essere società.

Abbiamo la capacità e la possibilità di costruire un mondo diverso, migliore, dal volto umano. Ripartiamo da quei valori, umani e sociali, che hanno caratterizzato la storia dei nostri nonni. Ripartiamo dall’autenticità di certe parole come: co-operazione. Operare insieme! Vivere insieme. Vivere bene insieme. La civiltà, non è né il numero, né la forza, né il denaro. È la volontà perché ci siano sulla terra meno ingiustizie, meno dolori, meno infelicità. La civiltà è amarsi. Vedere in ogni essere umano un uomo, e in ogni uomo, un se stesso: ecco l’obiettivo”. *

  • liberamente tratto da Follereau.

PerLo Stato […] tutela la vita umana dal suo inizio». Nello stesso articolo si sostiene inoltre che «l’interruzione volontaria della gravidanza […] non è mezzo per il controllo delle nascite».

L’art.4, tra l’altro, recita che l’interruzione è possibile quando «..la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico…».

 

IL CONCETTO DI “PERSONA” l’aborto e la procreazione assistita
Le norme giuridiche nulla dicono sul concetto di “persona” e sul momento in cui il frutto del concepimento diventa “persona”. L’art. 1 del codice civile dispone che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita” e che “i diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”. Ciò significa che il concepito può essere titolare di diritti, sia pur condizionati dalla nascita: e ciò anche se, trent’anni fa, la Corte costituzionale, pur riconoscendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, ha affermato che l’embrione “persona deve ancora diventare” (sentenza n. 27/1975).

La PMA è, in sostanza, la fecondazione artificiale, ammessa solo al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana. La legge si preoccupa che in tale operazione vengano assicurati i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito: da ciò il divieto della creazione di embrioni in numero superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto; il divieto della “crioconservazione” e della soppressione di embrioni; il divieto della “fecondazione eterologa”, che priverebbe il concepito della possibilità di conoscere, a suo tempo, uno dei propri genitori; il divieto della clonazione.

Chi chiede la fecondazione artificiale in toto fa appello alla salute della donna, alla sua autodeterminazione, alla possibilità di incrementare in modo risolutivo – attraverso la utilizzazione delle cellule staminali degli embrioni – la cura e il superamento di malattie gravissime come il morbo di Alzheimer o quello di Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori.

Certo, le “cellule staminali” sono cellule che hanno la proprietà di dare origine ad altre cellule altamente differenziate (nervose, muscolari, ematiche, ecc.) e quindi hanno (attraverso complessi processi biologici) la possibilità di risanare, con cellule nuove e sane, organi umani devastati dalla malattia. Ma ciò che spesso viene taciuto è che le cellule staminali ricavabili dagli embrioni sono, sì, totipotenti, ma sono ancora ben lontane dall’offrire risultati sicuri, perché dette cellule staminali possono anche dare origine a tumori, onde gli studiosi prevedono lunghi anni di studi prima di giungere a risultati soddisfacenti: mentre invece sono immediatamente e felicemente utilizzabili le cellule staminali ricavabili dai cordoni ombelicali e dagli adulti (invero si è scoperto che anche gli adulti sono portatori di cellule staminali e che anche tali cellule sono suscettibili di diventare totipotenti).

Quanto poi alla autodeterminazione e alla salute della donna, deve osservarsi che non esiste un diritto ad aver un figlio ad ogni costo (nel “Far West” abbiamo visto anziane donne, in età da nonna, diventare madri: con quali danni per il figlio è facile immaginare) e che la presenza di un figlio non può e non deve essere ideata e usata come strumento in funzione della salute di un aspirante-genitore.

Per quello che riguarda l’interruzione volontaria della gravidanza si riconosce il valore morale e sociale della maternità con tutela della vita umana sin dal suo inizio.

L’interruzione volontaria della gravidanza, quindi non può essere mezzo per il controllo delle nascite.

Bisogna promuovere iniziative e strutture di supporto  per far superare alle donne tutti i problemi eventualmente legati a una gravidanza che possono sorgere per motivi ambientali, familiari ed economici.

E’ ammissibile l’aborto, dietro richiesta unicamente della donna,  solo nei casi di:

Protezione della vita della madre, salute fisica/mentale, stupro o anomalie del feto.


LA FAMIGLIA

 Alla base di una società organica ed equilibrata sta la famiglia che anzi è la cellula fondante della società stessa ed  è anche un valore politico che deve essere dichiarato esplicitamente e verso la quale devono rivolgersi interventi mirati di sostegno. Quando si parla di famiglia è da intendersi quella tradizionale fondata sul matrimonio, come anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo  (art.16) afferma:

  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

La funzione primaria della famiglia è quella di riprodurre la società, da un punto di vista biologico ma soprattutto da un punto di vista socio-culturale. Essa ha quindi un preminente  ruolo educativo verso i figli, per i quali la famiglia determina la collocazione sociale, e influisce fortemente sulla loro formazione culturale e nella loro socializzazione.

Da ciò si evince che la famiglia è intesa quella composta da madre padre e figli. Qualunque altra forma di convivenza, per quanto possa essere accettata e regolamentata non potrà essere chiamata famiglia e dovrà avere opportune limitazioni tipo l’impossibilità ad accedere alle adozioni, in special modo nel caso dell’omosessualità.

Pur dichiarando l’omofobia criminale, e inaccettabile la violenza contro ogni persona, qualunque ne sia il motivo si ribadisce  che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”.

Per la salvaguardia della famiglia dovranno essere adottate misure inerenti la legislazione sui congedi genitoriali, i congedi per la cura del figlio malato e i servizi per la prima infanzia, misure economiche e sgravi per le famiglie in difficoltà. Lo Stato deve essere pienamente legittimato ad entrare nelle questioni familiari, non solo, è anche completamente responsabile nel supportare le famiglie soprattutto quelle in cui entrambi i genitori lavorano. Bisogna  creare le condizioni e le opportunità che permettano alle donne di conciliare famiglia e lavoro e ai padri di avere un ruolo maggiore nella cura dei figli. La famiglia quindi è una  microsocietà in cui lo stato non solo è legittimato ad intervenire, ma deve intervenire.

SOLIDARIETA’

La partecipazione alle sofferenze (la com-passione) e ai bisogni dell’altro è parte integrante di un vivere comune equilibrato. La solidarietà quindi è l’estrinsecarsi in pratica di questo sentimento che si ha verso il proprio simile.

L’impegno sociale ha però la sua ragione d’essere quando ha lo scopo di modificare la società per far progredire la qualità della vita dei più deboli.

Appare chiaro che un’azione concreta deve essere organizzata e centralizzata. L’obiettivo finale sarà uno Stato che dia più spazio alla solidarietà sociale. Dovrebbe esistere un importante ministero della Solidarietà sociale che, a fronte di un contributo collettivo, possa aiutare i più deboli e chi soffre.
Che senso ha lasciare all’iniziativa privata i fondi raccolti con le tasse, lavandosi pilatescamente le mani sui risultati raggiunti? Ogni cittadino deve sapere che deve contribuire con una percentuale congrua relativamente al suo reddito, ma lo Stato deve farsi garante dei risultati raggiunti.
Nel frattempo costituire associazioni autofinanziate che intervengano direttamente nel realizzare opere di aiuti in tutti i campi del sociale, non solo a livello assistenziale ma anche con programmi a lungo termine.

Linea guida possono essere gli articoli dell’enunciazione dei diritti dell’uomo.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

 

 

LA RELAZIONE TRA BELLEZZA E POLITICA

LA RELAZIONE TRA BELLEZZA E POLITICA

La domanda di fondo: È veramante possibile parlare di “Bellezza” a proposito di politica? Ma, più ancora, è necessario riflettere sulla bellezza in politica?

Sarebbe forse utile iniziare il discorso partendo proprio dalla bellezza intesa come esperienza di carattere percettivo capace di trasmettere una appagante compiutezza che, legandosi poi al vissuto dei sentimenti, sollecita una gamma di qualificazioni per cui si parla di una bellezza drammatica, di una bellezza inquietante, terribile o, molto più comunemente, capace di farci dono di un gioioso stupore.

Questo passaggio dalla percezione al pensiero permette di costruire un’analogia fra la bellezza e ciò che resta il faro della politica, ossia l’etica, quando è interpretata come obiettivo di una ragione che non vuole solo produrre conoscenza ma elaborare orizzonti di senso che permettono di finalizzarla

E se la bellezza potesse salvare il mondo?”.  Infatti,  non  si  può  salvare  il  mondo  se  non  assicurando  alla  società  una  organizzazione  rispettosa  dei  valori.  E  qui, l’antica  questione:   i  valori    sono  innati  ( Kant:  è  inutile  definire   cosa  è  buono   e  cosa  è  cattivo  perché  ognuno  lo  sente  naturalmente  da  sé)    o  sono  conquiste  temporanee  della  storia?.

Ecco dunque il perché di contenuti contradditori, di valori sconfessati e che, faticosamente, raggiungono nel tempo una veste giuridica; resta comunque spontaneo spostare il termine di bellezza sui valori e quindi parlare di bellezza a  proposito  di solidarietà, di bene  comune, di partecipazione, di sussidiarietà insomma di tutto ciò che caratterizza la politica autentica pur tenendo conto del tema specifico dell’economia. Così si capirà che la bellezza  dell’incontro  con  l’altro,  con  la  sua  cultura ,  trasforma  lui  e  noi,  pur  confermandoci  nella  diversità  (“Chi  tenta  di  conservare  se  stesso  si  perde” ,  scriveva  Dell’Acqua);  non  solo:  esso  si  colloca  alla  base  di  ogni  organizzazione  sociale  che  la  gestione  della  politica  non  può  perdere  di  vista  se  vuole  che,  anche  in  tempo  di  globalizzazione,  il  pensiero  unico  non  prevalga  sul  pensiero  universale.

UN MONDO PIU’ EQUO

UN MONDO PIU’ EQUO

 

Analizzando  il sistema capitalista in modo critico ci si forma l’idea che questo non risponda alle esigenze di tutti i membri della società. Tutte le sue contraddizioni e caratteristiche si ripercuotono infatti negativamente sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Non solo la ricchezza è distribuita in modo molto ineguale, ma pure la libertà e la democrazia non sono le stesse per tutti perché dipendono soprattutto dalla condizione economica della persona o di un gruppo di individui.

La comunità che io penso e che vorrei  veder  realizzata , come tutte le comunità  dalla più piccola  sino alla più grande che si identifica con la Nazione o Stato, deve fondarsi su due punti essenziali:

  1. sulla Ricerca del Bene       di ogni singolo individuo nel rispetto del Bene di tutti (Bene inteso come felicità, benessere sia  spirituale che materiale quest’ultimo tramite ridistribuzione delle ricchezze e servizi sociali elevati).
  2. Tolleranza, che è la  qualità per cui si permettono e si accettano idee e atteggiamenti diversi dai propri  e si dimostra comprensione per gli errori e i difetti  altrui purchè nel rispetto del punto 1.

Ho scritto alcune mie idee che vorrei condividere con altri che hanno gli stessi intendimenti  e con il loro contributo  provare a costruire qualcosa di tangibile per noi e per i nostri figli. Sarò lieto di far leggere i miei scritti a proposito dell’economia e della società a chi vorrà contattarmi via e-mail: tonito_ab@yahoo.it